Mutui prima casa per lavoratori con contratto a tempo determinato: requisiti e tipologia di mutuo

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Cominciamo col dire che quasi il 90% dei mutui in Italia va a chi ha un contratto a tempo indeterminato e anche qualche garanzia in più se gli stipendi non dovessero essere due.

Ma non basta i redditi della coppia devono essere abbastanza ampi da colmare il gap tra rata e vivibilità, e se non bastasse spesso vengono chiamati in causa anche i genitori come garanti e i loro immobili come garanzia.

I dati parlano chiaro: negli ultimi anni le banche sono state sempre più selettive nell’erogare prestiti ipotecari. In questa situazione a farne le spese sono state le persone con contratti precari e basso reddito.

Nella categoria under 30 – quella obiettivamente più esposta a lavori precari – la percentuale delle erogazioni per chi non ha un contratto a tempo indeterminato è crollata dal 30% al 10 per cento.

Le ragioni sono varie: per esempio mentre prima le banche erano di manica più larga in funzione del rapporto rata/reddito erogando mutui anche quando questo rapporto era al 40%, oggi invece difficilmente superano il 30/33%.

Il reddito netto mensile deve essere almeno tre volte quello della rata. In molti casi i contratti precari non soddisfano questi requisiti. Inoltre negli anni passati le banche hanno creato una sorta di bolla concedendo mutui anche a chi non avesse requisiti stringenti, il risultato: si sono ritrovate in mano invece che il pagamento degli interessi e delle rate una montagna di immobili da pignorare.

Vista la situazione pregressa dunque ottenere oggi un mutuo con un contratto precario sembra molto difficile. Ma non impossibile. Vediamo quali possibilità abbiamo.

Alcune banche hanno cominciato a prendere in considerazione anche i lavoratori precari per la concessione dei mutui, ma in presenza di determinate situazioni e solo per contratti brevi, cioè 5 o 10 anni.

Inoltre spesso è richiesta la presenza di un garante o di un cointestatario. Non di rado viene richiesta una disponibilità contante molto superiore al 20% dell’importo del mutuo da corrispondere per l’acquisto.

Dunque direttamente con le banche sembra difficile spuntarla e i dati a cui abbiamo fatto riferimento lo dimostrano.

Lo Stato può aiutarci ad ottenere un mutuo per la prima casa

Occorre fare una premessa. Lo stato tenta da tempo di mettere “una pezza” al fatto che le banche non vedano di buon occhio le forme contrattuali cosiddette “precarie.

Il Governo, già del 2012, tenta una collaborazione tra Abi e Ministero della gioventù, che prevedeva una serie di aiuti destinati ai giovani precari intenzionati ad acquistare la prima casa. Secondo questo tipo di incentivo, sarebbe stato lo Stato a garantire il 50% dell’importo della rata che la coppia si impegnava comunque a restituire.

Risultato quasi nullo. La maggior parte delle banche infatti non ha comunicato questa possibilità agli interessati, mentre i consumatori dal canto loro, non informati, non ne hanno fatto esplicita richiesta. Il consiglio, dunque, è quello di chiedere sempre in maniera chiara se siano attive agevolazioni.

Oggi è possibile accendere un mutuo con il Fondo di garanzia dello Stato, che permette alle giovani coppie ed alle persone in difficoltà, di ottenere il mutuo per l’acquisto della prima casa anche se si ha un contratto a tempo determinato. Grazie a questo incentivo è possibile ottenere uno sconto sul tasso di interesse ed il 50% di garanzia dallo Stato.

Fondo garanzia per i mutui per la prima casa

Al fine di favorire l’accesso al credito da parte delle famiglie per l’acquisto e l’efficientamento energetico della casa di abitazione, la legge di Stabilità 2014 (legge 27 dicembre 2013, n. 147, art. 1, comma 48, lett. c), ha istituito presso il Ministero dell’economia e delle finanze, il Fondo di garanzia per i mutui per la prima casa.

Grazie al Fondo, è lo Stato ad offrire ai cittadini garanzie per l’accensione di mutui ipotecari per l’acquisto – ovvero per l’acquisto e per interventi di ristrutturazione e accrescimento di efficienza energetica – di unità immobiliari da adibire ad abitazione principale prima casa.

Il Fondo, con una dotazione, a regime, di circa 650 milioni (che potrà essere incrementata con contributi di Regioni e altri enti/organismi pubblici), potrà offrire garanzie su finanziamenti ipotecari per un ammontare complessivo stimato in 20 miliardi di euro.

La garanzia è concessa nella misura del 50 per cento della quota capitale, tempo per tempo in essere sui finanziamenti ipotecari.

Il Fondo di garanzia per la prima casa, le cui risorse erano ormai in esaurimento, è stato rifinanziato per ulteriori 100 milioni di euro nell’anno 2019 con il “DECRETO-LEGGE 30 aprile 2019 , n. 34- “Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile 2019.

Chi può farne richiesta

Il richiedente, alla data di presentazione della domanda di mutuo, non deve essere proprietario di altri immobili ad uso abitativo salvo quelli acquistati per successione mortis causa, anche in comunione con altri successori, e in uso a titolo gratuito a genitori o fratelli.

L’immobile ad uso abitativo deve essere sito nel territorio nazionale inoltre, non deve rientrare nelle categorie catastali A1 (abitazioni di tipo signorile), A8 (ville) e A9 (castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici) e non deve avere le caratteristiche di lusso indicate nel decreto del Ministero dei lavori pubblici in data 2 agosto 1969, n. 1072.

Il mutuo ipotecario deve essere di importo non superiore a 250 mila euro, concesso dalla banca o intermediario finanziario che ha aderito all’iniziativa in base al Protocollo di intesa sottoscritto l’8 ottobre 2014 tra Ministero dell’economia e delle finanze e Abi.

È previsto un tasso calmierato del finanziamento (tasso effettivo globale – TEG non superiore al tasso effettivo globale medio – TEGM (pubblicato trimestralmente sul sito del MEF per le seguenti categorie:

  • giovani coppie (dove almeno uno dei due componenti non abbia superato i 35 anni);
  • nuclei familiari monogenitoriali con figli minori;
  • giovani di età inferiore ai 35 anni titolari di un rapporto di lavoro atipico;
  • conduttori di alloggi di proprietà degli IACP, comunque denominati

Come fare domanda

La domanda di accesso al Fondo va presentata direttamente alla Banca o Intermediario finanziario aderente all’iniziativa cui si richiede il mutuo, utilizzando l’apposita modulistica per la richiesta di accesso al Fondo di garanzia per la prima casa.

Le richieste potranno essere presentate solo dopo che la banca abbia assicurato l’operatività a favore della propria clientela (termine previsto in 30 giorni lavorativi dall’adesione della banca al Fondo).

L’elenco delle banche ad oggi aderenti, in continuo aggiornamento, è disponibile sul sito di Abi su quello di Consap.

Modulistica

Modulo per la richiesta di accesso al Fondo di Garanzia per la prima casa (Scarica il modulo).

Fonte: MEF